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così siamo scesi di notte per carezzare i tombini senza svegliarli, per paura e voglia di saltarci dentro, flettendo le ginocchia a partire dalle orecchie, in totale disprezzo della legge delle 3 armonie. Prima che il movimento è l'intenzione ad essere sferica, che arretra per avanzare. Nel caso comunque dovesse avanzarne troppa è permesso ai convenuti portarne via un po' e riscaldarla per la cena.
Di ritorno dal viaggio d'andata serpi e tigri del picco purpureo comprano una guida michelin per non perdersi neanche un autogril a ponte, sedi dei segreti più antichi delle tecniche di digiuno autolitico. Scambiandosi sguardi d'intesa entrano nel bagno di servizio per lasciare mance inadeguate, truffa per la donna di servizio che s'aspetta almeno un corrispettivo equo per la fatica gocciolata sullo straccio. I giovani d'oggi non hanno più rispetto per quelli di una volta. Del resto mancia.
La notte più lunga è quella del risveglio, con la lancetta breve appoggiata alla palpebra sinistra, raggiungibile con movimento corto, volontario e furtivo, gravido d'intenzione e consapevolezza.
Arrivo in spiaggia coi piedi flosci, libero da aspettative ed idee dimagranti: il vento piatto d'acqua dolce è il sommario ideale di questa estate a rotelle, nei piani e sugli spigoli del tessuto di cinta del terrazzo del piano di sotto.
In via del tutto eccezionale abita una signora calva che esce presto la mattina e spende i due terzi della giornata alla cassa 24 del centro commerciale in via crucis numero diciotto.
I figli che l'aspettano a casa hanno perso la pazienza nello scarico del lavello, via liscia per la perdizione lastricata di bucce di pomodoro e sterco di limone. Limone e strutto quest'anno è stato il piatto dell'estate, a dispetto dei falò e dei vedlò di mezzanotte, tra bagni piastrellati al chiaro di luna e quei due che amoreggiavano dietro i cancelli di sabbia.
Denunciare presentimenti è il primo passo verso la tomba della lucidità; quando il lutto avvicina le famiglie c'è la presunzione del tutto sapere e tutto aver capito che arriva e segnala l'incomprensione. Solo i passi piccoli e lenti concedono agli occhi il lusso di abituarsi al buio con gradualità e distinguere con media certezza gli spigoli lucidi dei confini sottili degli altri convenuti. Camminarsi a fianco e non colpirsi, nel rispetto del dolore individuale che spacciano per comune. Per fortuna arriva il cemento a sigillare il tutto ed a lasciarci credere che prima o poi ci metteranno una pietra sopra, ché ora non ce l'avevano.
Ho ascoltato il disco di questo signore superprolifico e bipolare che canta e disegna il dolore esistenziale che gli scuote le caviglie e gli gonfia l'addome. La carne tesa è un tappeto di piccoli arabeschi azzurri, vene sottili che s'inseguono sotto la pelle chiara e gemono sudate. Come bimbi chiassosi imbrattano le pareti intestinali di pennarelli colorati e pastelli di cera d'api, a distenderne le rughe e cancellarne l'età; il recupero della giovinezza non passa per l'innocenza, ma per la perdita delle capacità ritentive.
Dove gli alberi sudano orgoglio ed amor proprio, tra merde di cane con bandiere sorridenti e canali di scolo dalle unghie pelose.
E' solo un gioco di temperature, mica altro. Basta pensarci un attimo, 4 minuti a dir tanto, e già vedi che non c'è condensazione dove non c'è respiro, è un nodo di cera alla bocca dello stomaco, sintesi e metafora del groppo in testa che intreccia nervi ottici in comodi (e vagamente pacchiani) portachiavi da ragazzini.
Ieri in tv ho visto un videoclip di un paio d'anni fa e c'erano queste ragazze poco meno che mie coetanee e me le immaginavo da bambine, una quindicina d'anni fa, mentre sgambettavano in salotto guardando Heather Parisi e "da grande voglio fare la ballerina come lei", e poi sono cresciute pure belle, che avevano anche delle speranze, delle possibilità.
Invece sono finite a fare le strappone a ritmo di gattomatto.
Io da piccolo mi ero posto un traguardo facile, raggiungibile, sicuro: fare il pensionato.
Gli orologi alle pareti segnano sempre le 19.55 (in effetti la casetta non è proprio all'orizzonte, ma un po' vicino)(come quando l'albergo stia tranquillo, signore, siamo a soli 100 metri dal mare ed invece c'è quasi un chilometro) e quelli da polso oscillano tra le 19.55 delle pareti e le 19.53 del centro delle stanze.
Fuori è tutta un'altra storia.
Se il tempo fa schifo, in genere non è colpa di nessuno. A meno che non sia colpa del tempo stesso, ma questo tratteggia uno scenario apocalittico di eventi naturali coscienti che mi spaventa tantissimo e chiudo la porta prima che Katrina venga a prendermi e portarmi a New Orleans con la promessa di un gelato al limone e pesto.
Imparare dalle piccolezze: la potenza di un eurostar non l'apprezzi finché non ti succhia via timpani e picchetti. E un'otturazione (ma questa credo sia solo suggestione).