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Denunciare presentimenti è il primo passo verso la tomba della lucidità; quando il lutto avvicina le famiglie c'è la presunzione del tutto sapere e tutto aver capito che arriva e segnala l'incomprensione. Solo i passi piccoli e lenti concedono agli occhi il lusso di abituarsi al buio con gradualità e distinguere con media certezza gli spigoli lucidi dei confini sottili degli altri convenuti. Camminarsi a fianco e non colpirsi, nel rispetto del dolore individuale che spacciano per comune. Per fortuna arriva il cemento a sigillare il tutto ed a lasciarci credere che prima o poi ci metteranno una pietra sopra, ché ora non ce l'avevano.
Ho ascoltato il disco di questo signore superprolifico e bipolare che canta e disegna il dolore esistenziale che gli scuote le caviglie e gli gonfia l'addome. La carne tesa è un tappeto di piccoli arabeschi azzurri, vene sottili che s'inseguono sotto la pelle chiara e gemono sudate. Come bimbi chiassosi imbrattano le pareti intestinali di pennarelli colorati e pastelli di cera d'api, a distenderne le rughe e cancellarne l'età; il recupero della giovinezza non passa per l'innocenza, ma per la perdita delle capacità ritentive.
Dove gli alberi sudano orgoglio ed amor proprio, tra merde di cane con bandiere sorridenti e canali di scolo dalle unghie pelose.